fratt-art

Nel pensiero comune si giudica opera d’arte quell’opera che sia stata incentrata verso un soddisfacimento dei canoni classici; tuttavia la critica moderna ha dimostrato come ciò non è sufficiente.
Sia il nostro apparato sensorio che la nostra psiche sono certo più a loro agio quando sono sollecitati da stimoli gradevoli già noti.
Ciò che è nuovo, l’innovazione, ci invia stimoli e sensazioni diverse, alcuni riconoscibili, altri, per l’appunto, nuovi.
Il bilancio finale, ossia la somma dei pro e dei contro, può farci rigettare l’innovazione oppure accoglierla: ciò che si dovrebbe evitare sempre e comunque è il preconcetto.
E preconcetti nascono (e tanti!) quando si pronuncia la parola computer.
In realtà il computer è solo uno degli ultimi (in ordine di tempo) strumenti dell’uomo ed in senso creativo è senz’altro il più potente. Si potrebbe dire che, molto rudimentalmente, ci assomiglia; infatti esso funziona solo e soltanto in presenza di due principi: uno materiale detto Hardware (la macchina e le sue periferiche), l’altro immateriale fatto di regole logico-matematiche per lo più in sequenza e richiamabili, detto Software.
Il Software non è predeterminato dalla natura, è atto creativo. Esso può servire a molti scopi, alcuni molto esatti, scientifici o gestionali, altri molto meno, di intrattenimento (games) o di disegno tecnico (C.A.D., computer aided design).
Più recentemente si comincia ad usare il computer per generare immagini ex novo, trattarle, colorarle, muoverle anche e ciò è quanto si definisce con il nome di computer art.
Nella comunicazione tra l’artista ed il pubblico l’Hardware fornisce, per così dire, i nuovi pennelli, le nuove tempere dei nostri giorni, ed il Software lo schema dell’opera, il contenuto mentale.
In questi ultimi anni, matematici e scienziati hanno scoperto che anche il Caos può avere le sue leggi, che l’”Irregolare” può a lungo andare essere dotato di regolarità, che esistono “curve frastagliate”, anche se ciò può apparire un controsenso.
“Dopo la relatività e la quantistica, la più sconcertante scoperta matematica del secolo è la legge del Caos” (“Panorama”, 21 febbraio 1988) e da questa legge sono nati i Frattali, così chiamati dal loro scopritore Benoit Mandelbrot.
Un frattale è un oggetto frastagliato i cui contorni rivelano infiniti particolari che, pur diversi uno dall’altro, conservano una somiglianza d’insieme (strutture auto simili).
Esso si ottiene alterando milioni di volte una determinata funzione matematica e ciò, si capisce, può farlo solo il computer.
Sono stato subito affascinato da queste strutture; è difficile dire cosa mi abbia conquistato: forse la presenza in esse di ordine e caos nello stesso tempo, forse lo stupore di vedere come una formula, se iterata infinite volte, possa contenere infinite forme esteticamente stupende, forse l’intuizione di altrettanti infiniti sbocchi creativi.
Fatto sta che in alcuni mesi di lavoro ho realizzato un Software interattivo in grado di “far girare” un determinato frattale e poi di colorarlo a piacere.
Per mia fortuna sono dotato di un computer assai potente (2 milioni di operazioni al secondo) e di un monitor a colori ad alta risoluzione, così ho potuto generare centinaia di frattali diversi alla ricerca di quelli più originali come forma.
Successivamente ho “vestito” queste forme con i colori che più mi apparivano suggestivi ed ho poi fotografato il monitor per poter così conservare il prodotto finale.
Ora decine di queste immagini, che vorrei battezzare Fratt-Art, fanno bella mostra di sé, incorniciate, nel mio studio a Torino.
(Da “Percorsi”, anno IV n. 3 maggio-giugno 1988)
Un accenno a quanto in oggetto è già stato fatto in un mio precedente articolo: COMPUTER ART: I FRATTALI, apparso su questa rivista al n. 3/88.
Sono però convinto che su tale materia (si badi bene, non la “computer art” bensì i FRATTALI) vi sia moltissimo da dire, perché questa nuova branca della matematica è appena nata ed ha bisogno di svilupparsi, sia per quanto concerne la sua teoria, sia per l’aspetto grafico di essa.
Nell’arte in genere, l’artista, già padrone di un certo mezzo espressivo e sufficientemente ispirato, concepisce lo schema dell’opera e procede poi via via alla sua realizzazione.
Nella “computer art” il processo non è dissimile; di diverso è che qui non vi sono tele e pennelli, ma “computer”, tastiere e “monitor”.
Resta però invariato il processo primario, ovvero prima lo schema dell’opera, poi la sua realizzazione.
Nella Fratt-Art (arte dei frattali) il processo è completamente capovolto: vi è prima la realizzazione, ossia l’”output” grafico, poi lo schema dell’opera, nel senso che l’artista ricerca questo schema nella realizzazione stessa e se esso esiste e se è soddisfacente, egli non distrugge l’opera.
Il FRATTALE infatti è come un seme d’ignota provenienza: solo piantandolo ed aspettando che esso cresca si potrà poi sapere se la pianta che ha originato è utile o quantomeno è bella ai nostri occhi.
Allo stato attuale delle nostre conoscenze (ma è più prudente dire delle mie conoscenze) non esiste ancora “un libro dei semi”, consultato il quale si sappia identificarli tutti e quindi tutte le relative e conseguenti piante che essi genereranno.
Per ridurre un po’ la metafora, si deve ora dire che il seme altro non è che una funzione matematica, di solito abbastanza semplice, la quale viene fatta iterare (viene fatta crescere) milioni di volte su di un potente “computer”.
Se la funzione è di nuovo tipo, ossia se non è mai stata esplorata, non c’è modo (attualmente) di sapere che cosa essa genererà, dunque si deve attendere “la crescita completa” per giudicarne il risultato.
è ora più chiaro il principio prima enunciato: la Fratt-Art richiede un capovolgimento della sequenza: schema dell’opera - realizzazione dell’opera stessa.
Quest’arte, ma forse è meglio dire “questa ricerca di forme artistiche” non è cosa semplice; infatti oltre ad un potente “computer” bisogna disporre di un software (vedi precedente articolo) apposito e delle conoscenze tecnico-matematiche necessarie.
Ma anche con tutto l’arsenale anzidetto l’intuizione è per ora l’unica maestra, nel senso che essa aiuta a scegliere tra le infinite funzioni possibili quelle dalle quali ci si aspetta un qualcosa di diverso, una forma nuova e dopo non c’è altro modo che provarla, ossia inserirla nel software ed attendere qualche ora prima che il processo di generazione del Frattale sia terminato.
Verificatosi il caso, purtroppo non molto frequente, che una particolare funzione abbia originato una forma in qualche modo attraente (ed anche qui è l’uomo, l’artista che decide se così è), l’autore procede poi alla sua colorazione, provando vari accostamenti sino al risultato che meglio lo soddisfa.
Terminata la parte creativa, inizia poi quella riproduttiva: con mezzi professionali si fotografa il monitor in modo da ottenere poi una stampa a colori di alta qualità.
Questa mia ricerca dura da più di un anno ed in questo periodo sono riuscito a realizzare una quarantina di immagini; esse sono una cernita tra svariate centinaia di frattali diversi che ho passato, per così dire, al setaccio.
Queste immagini, debitamente incorniciate, sono disponibili per ora in due formati: 30x40 e 60x70 circa.
Ogni esemplare è firmato e singolarmente numerato, essendo la tiratura limitata
Quotazioni:
da Lire 150.000 a Lire 400.000.
(Da “Percorsi” anno IV n. 5 settembre-ottobre 1988)





























